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Green-pass o non Green-pass, questo è il dilemma!

Ci ritorno su!

Ho attentamente ascoltato le opinioni degli esperti, condiviso le ragioni degli uni e degli altri e devo dire che non capisco questa perseveranza da parte del Governo di tenere obbligatorio l’utilizzo del Green-pass per andare a lavoro.

Si rischia seriamente una “guerra civile” con una minoranza che ha legittimamente deciso di non vaccinarsi.

Le ragioni sono di carattere, costituzionale, logico e pratico.

Il lavoro è un diritto costituzionale. Nel caso specifico il Green-pass discrimina tra chi è vaccinato e chi non lo è. Chi è vaccinato può non essere soggetto a tracciamento e racarsi a lavoro senza sostenere spese. Chi non è vaccinato può recarsi a lavoro solo se periodicamente tracciato ed a proprie spese.

Per limitare la circolazione del virus, le ragioni del Green-pass non tengono. Questo infatti, per come è strutturato, consente a chi lo ottiene per vaccinazione, di potersi infettare e far circolare liberamente il virus che quindi contiuerà a diffondersi.

Sotto l’aspetto pratico, con il Green-pass gli unici a rischiare di infettarsi sul posto di lavoro sono proprio i non vaccinati. Quindi il Green-pass non ha alcun effetto preventivo per salvaguardare chi è a rischio di ospedalizzazione.

Il tampone permette il tracciamento per monitorare la circolazione e dunque limitare la diffusione del virus.

Il Vaccino previene l’individuo dagli effetti gravi del virus.

Il Green-pass serve a rendere la vita difficile ai non vaccinati.

A voi le deduzioni!

Covid19, Vaccino, Tampone, Green-pass: Facciamo chiarezza!

Servirebbe un’operazione trasparenza in materia di covid, vaccini, tamponi e green-pass.

Molti cittadini non sono contrari al green-pass ma non vogliono essere presi in giro.

Gli Italiani over 12 che hanno scelto liberamente di vaccinarsi sono l’83%.

Il 17% di coloro che hanno legittimamente scelto di non vaccinarsi, il vaccino ricordo non è obbligatorio, sono quindi 8 milioni, di cui circa 5,5 milioni in età compresa tra i 19 e i 64 anni e quindi in età lavorativa.

A questi ultimi il Governo ha deciso di rendere vita dura introducendo il green-pass obbligatorio per poter lavorare, spiegando che in questo modo si eviterebbe che i non vaccinati (spesso a torto e generalizzatamene definiti untori) possano diffondere la propagazione del virus senza controllo.

Niente è esattamente così!

Il Green-pass è un lascia passare sanitario che può essere ottenuto attraverso due strumenti distinti e l’uno può escludere l’altro:

– Vaccinazione anti-covid in corso di validità, ovvero

– Tampone molecolare valido 48 ore

Bene, i sopracitati strumenti hanno un’utilità e scopi diversi. Sarebbe più saggio obbligare entrambi per ottenere il green-pass, ovvero basterebbe effettuare periodicamente il solo tampone molecolare.

Il Vaccino è un’altra cosa, utilissimo e salva vita, ed andrebbe trattato a parte e con più enfasi.

Facciamo ordine:

– Vaccino: Il Vaccino protegge l’individuo dalla forma grave del virus ed ha un’altissima efficacia per evitare le ospedalizzazioni nel caso si fosse infettati dal virus. Non ripara dall’essere contagiati e non garantisce che il vaccinato, se contagiato, possa contagiare altri.

– Tampone: Il Tampone è uno strumento utilizzato per la tracciabilità dei contagi. Il Tampone ci fornisce una unica informazione, o l’individuo è in un dato momento negativo e quindi né malato né contagioso ovvero, in caso di positività, il contrario.

Per quanto sopra, il Green-pass esercita un controllo attivo soltanto sui non-vaccinati ma non evita che possa accedere la situazione in cui un vaccinato contagiato asintomatico possa recarsi a lavoro e contagiare gli altri tra cui il non vaccinato che potrebbe finire in ospedale nonostante tutto.

Come si dice a Napoli “curnuto e mazziato”.

Allora si capisce perchè molti di questi no-pass manifestino contro il green-pass per il lavoro, ha una logica e non si possono biasimare. Senza parlare delle altre contraddizioni del tipo, sui mezzi pubblici no ma a lavoro si… che dire!

La mia proposta sarebbe quindi quella di sollevare l’obbligatorietà del green-pass dal posto di lavoro, oppure al contrario, se si vuole mantenerlo obbligatorio, subordinato al solo tampone periodico per tutti, vaccinati e non.

Dite che ne vale la pena!?

Il Vaccino merita una trattazione a parte ed una narrativa rivolta esclusivamente a far capire che serve a salvarti la vita e non ad arrestare il virus perchè, ad oggi, così non è!

Allora cosa fare con i no-vax se non si decide sull’obbligatorietà del vaccino?!

Francamente non lo so, se non si vuole rendere obbligatorio il vaccino bisogna stare molto attenti a non discriminare.

Ciò che si biasima ai no-vax è che se oggi possiamo vivere una nuova normalità è grazie ai vaccinati e che chi non si vaccina mette seriamente a rischio la tenuta del sistema sanitario nazionale e la cura di altre patologie a discapito di chi ha deciso di vaccinarsi.

Non so se è costituzionalmente ammissibile ma si potrebbe proporre che al fine di non limitare la libertà di nessuno e di non gravare sul sistema sanitario nazionale pur esercitando una libertà di non voler vaccinarsi nonostante il parere contrario da parte del sistema sanitario pubblico, di far firmare una informativa a coloro che decidono di non vaccinarsi di dover stipulare obbligatoriamente una polizza assicurativa anti-covid (da poter dedurre dalle dichiarazione dei redditi) che possa sostenere le spese del servizio sanitario nazionale in caso di ricovero da covid.

Prima o poi di questo 17% non vaccinato, chi probabilmente si contagerà e chi deciderà di vaccinarsi, nel giro di due anni potrebbe raggiungere l’immunizzazione insieme al restante 83% che continuerà a vaccinarsi.

Ovviamente, il Servizio Sanitario Nazionale ed i privati, sulla base di questo 17%, dovrebbero investire per prepararsi a poter curare i bisognosi in caso di ricovero, potenziando strutture, posti letto e cure domiciliari.

Spero la mia disamina possa essere utile per spunti pratici da poter adottare nel paese per il bene ed il rispetto di tutti.

Adriano Acanfora

CHE NE SARA’ DI NOI?!

In questo periodo storico, sento forte la sensazione che per la prima volta nella storia dell’umanità, i nostri figli non riusciranno a fare meglio dei propri genitori, dei nonni e di chi li ha preceduti. Le speranze, i sogni, e le certezze di poter riuscire a migliorare la proria esistenza, per i ragazzi di oggi sono solo un racconto del passato e utopistico. Tutto è già stato consumato! Il mondo è già stato interamente colonizzato, l’economia globalizzata, il lavoro e la mano d’opera inflazionate. Ci sarà soltanto spazio per gli iper-competenti, geni specializzati nelle materie che serviranno ad affrontare le sfide del futuro come le esplorazioni spaziali, la bio-ingegneria, la genetica, la robotica e la ricerca di fonti di energia alternative. E’ già guerra tra i poveri mentre i ricchi, diventano sempre più riccchi e da soli possiedono più del 90% della ricchezza economica mondiale. Nei paesi più industrializzati l’aspettativa di vita aumenta e le nascite diminuiscono, si lavora per più anni mentre si riducono le possibilità del turn-over e tra qualche tempo non si saprà più come sostenre il sistema del welfare, di chi esce dal mondo del lavoro e di chi invece nel mondo del lavoro avrà difficoltà ad entrare. Pandemie sempre più frequenti, eventi naturali estremi, inquinamento, sovrappopolamento delle popolazioni sottosviluppate, fenomeni migratori di massa, accaparramento delle risorse, sono alcune delle sfide di domani e saranno le cause di molte guerre del futuro. Servirà quindi un nuovo ordine mondiale, una nuova organizzazione sociale, un Unione Economica e Monetaria Globale, con istituzioni trnsanazionali di legislazione. Controllo della crescita demografica, ridistribuzione della ricchezza, pensando ad un reddito di esistenza, de-automazione, per aumentare le possibilità di lavoro, riconversione industriale e nuove fonti di energia rinnovabile per cercare di invertire sugli effetti del cambiamento climatico in atto. Non lasceremo indietro nessuno o ne resterà solo uno… di razza?!

ITALIA – Paese ostaggio della dottrina e dell’esempio della furbizia!

L’italiano ha un tale culto per la furbizia, che arriva persino all’ammirazione di chi se ne serve a suo danno. Il furbo è in alto in Italia non soltanto per la propria furbizia, ma per la reverenza che l’italiano in generale ha della furbizia stessa, alla quale principalmente fa appello per la riscossa e per la vendetta. Nella famiglia, nella scuola, nelle carriere, l’esempio e la dottrina corrente – che non si trova nei libri – insegnano i sistemi della furbizia. La vittima si lamenta della furbizia che l’ha colpita, ma in cuor suo si ripromette di imparare la lezione per un’altra occasione. La diffidenza degli umili che si riscontra in quasi tutta l’Italia, è appunto l’effetto di un secolare dominio dei furbi, contro i quali la corbelleria dei più si è andata corazzando di una corteccia di silenzio e di ottuso sospetto, non sufficiente, però, a porli al riparo delle sempre nuove scaltrezze di quelli.”Giuseppe Prezzolini // Gilbert Garcin

QUEL COSTANTE ABUSO DELLA LIBERTÀ DI STAMPA

È penoso lo scenario informativo politico. Ne siamo bombardati. E meno male che la politica interessa a nessuno. Per non parlare poi delle miriadi di sondaggi politici, che testate di ogni genere propongono secondo le proprie simpatie politiche. È da anni che l’obiettivo non è informare ma alimentare tifoserie. Per cercare articoli che aiutano alla riflessione bisogna usare il lanternino e la lente d’ingrandimento. Tutti ci affanniamo a ripetere che dobbiamo difendere la libertà di stampa. Io mi domando come possiamo difenderci dalla sua mediocrità e dal suo squallore. I social sono degli amplificatori di tanta mediocrità, i media rincorrono i social e viceversa. Alla fine è a chi urla di più e quindi testate e titolo a caratteri cubitali che molte volte non rispecchiano i contenuti informativi, deformandoli e manipolandoli nei fatti. Proviamo a difenderci da soli, cercando con criterio le informazioni e diffondendo quelle che conservano ancora dignità e deontologia professionale. Scartiamo a priori quelle ammantate dai caratteri cubitali. Lo so, non è facile. Ma è l’unico modo per difenderci non dalla vera libertà di stampa ma dal suo abuso.

Tratto da un articolo di ANTONIO PAZIENZA

IL SENSO DELLA DEMOCRAZIA E’ IN PERICOLO!

Oggi celebriamo la Giornata nazionale della Bandiera italiana, per ricordare la storia e la nascita del Tricolore che compie 224 anni. Simbolo di aggregazione, la nostra Bandiera è la prima e più profonda immagine della Nazione, di democrazia, di uguaglianza e di rispetto dei diritti. Uniti e stretti nel Tricolore, durante i momenti più difficili del nostro paese, abbiamo trovato la forza e la speranza di superare le avversità.

Prendendo spunto da questa celebrazione sarebbe bene imparare la lezione di quanto accaduto in questa ore negli Stati Uniti d’America. Non crediate che non possa succedere anche qui in Italia! Faremmo tutti bene a non esasperare le nostre posizioni come se fossimo degli “Ultras” della Politica. Certo bisogna restare sempre vigili contro abusi di autorità, da parte di chi ci governa e dalla influenza delle lobby, ma nel nostro paese, come in tutte le democrazie europee, ci sono le garanzie e le condizioni per far valere i propri diritti con i mezzi ed i modi opportuni, senza che ci sia bisogno di oltraggiare le istituzioni o peggio ancora di ricorrere alle violenze di massa e scatenare una guerra civile. Questo deve essere un monito anche per tutti i potenti della Terra che ricoprono incarichi Pubblici o in grandi “colossi” Privati perché se la “ricchezza”, in tutte le sue sfaccettature, economica, culturale, sanitaria etc., non sarà patrimonio di tutti ma soltanto di pochi, la rivolta delle masse accadrà inesorabilmente in tutto il mondo. In democrazia non c’è chi vince e chi perde… Si vince o si perde tutti insieme! Ed è indispensabile la redistribuzione della ricchezza combattendo oppressione e schiavitù economica!

Vaccino!

Facciamola breve. Ci si vaccina perché è un dovere nei confronti della comunità. Chi non si vaccina, non importa per quale scelta o pregiudizio, non espone solo se stesso al rischio del contagio. Espone anche gli altri, che saranno costretti a pagare il prezzo di quella scelta e di quel pregiudizio.Questo è l’aspetto profondamente politico della questione, e fa temere, stante l’epoca, che a non vaccinarsi saranno in parecchi, perché la tendenza a trepidare per l’io e a fregarsene del prossimo è travolgente. La montagna dei propri diritti rischia di rendere invisibile la collinetta del dovere. Vite selfie portano a scelte selfie. Mettiamo in preventivo, dunque, una percentuale non piccola di non vaccinati, alcuni dei quali compatiranno sui social i vaccinati, dando loro del pecorone. In quanto pecorone sono già in fila, nel bel mezzo del gregge, ben sapendo che il rischio zero esiste solo nella testa di Narciso (che amò solo se stesso per non correre il rischio dell’amore). Il conformismo ha le sue controindicazioni arcinote, ma è bene sottolineare anche le controindicazioni dell’anticonformismo, atteggiamento molto sopravvalutato nella mentalità nazionale. Quelli che “non la bevono”, quelli “fuori dal coro” sono a milioni, prevedibilissimi ma convinti di essere una indomita minoranza.L’anno appena trascorso, così duro e insolito, ci ha aiutato a capire che in certi momenti bisogna invece essere gregge, accettare le fatiche dell’uguaglianza, ammettere di essere legati a doppio filo a un destino collettivo. Per questo, soprattutto per questo vaccinarsi non è solo utile. È anche giusto.

Michele Serra

IL PENSIERO E’ LIBERTÀ’!

“Il QI medio della popolazione mondiale, che dal dopoguerra alla fine degli anni ’90 era sempre aumentato, nell’ultimo ventennio è invece in diminuzione…È l’inversione dell’effetto Flynn. Sembra che il livello d’intelligenza misurato dai test diminuisca nei paesi più sviluppati. Molte possono essere le cause di questo fenomeno. Una di queste potrebbe essere l’impoverimento del linguaggio. Diversi studi dimostrano infatti la diminuzione della conoscenza lessicale e l’impoverimento della lingua: non si tratta solo della riduzione del vocabolario utilizzato, ma anche delle sottigliezze linguistiche che permettono di elaborare e formulare un pensiero complesso. La graduale scomparsa dei tempi (congiuntivo, imperfetto, forme composte del futuro, participio passato) dà luogo a un pensiero quasi sempre al presente, limitato al momento: incapace di proiezioni nel tempo. La semplificazione dei tutorial, la scomparsa delle maiuscole e della punteggiatura sono esempi di “colpi mortali” alla precisione e alla varietà dell’espressione. Solo un esempio: eliminare la parola “signorina” (ormai desueta) non vuol dire solo rinunciare all’estetica di una parola, ma anche promuovere involontariamente l’idea che tra una bambina e una donna non ci siano fasi intermedie. Meno parole e meno verbi coniugati implicano meno capacità di esprimere le emozioni e meno possibilità di elaborare un pensiero. Gli studi hanno dimostrato come parte della violenza nella sfera pubblica e privata derivi direttamente dall’incapacità di descrivere le proprie emozioni attraverso le parole. Senza parole per costruire un ragionamento, il pensiero complesso è reso impossibile. Più povero è il linguaggio, più il pensiero scompare. La storia è ricca di esempi e molti libri (Georges Orwell – 1984; Ray Bradbury – Fahrenheit 451) hanno raccontato come tutti i regimi totalitari hanno sempre ostacolato il pensiero, attraverso una riduzione del numero e del senso delle parole. Se non esistono pensieri, non esistono pensieri critici. E non c’è pensiero senza parole. Come si può costruire un pensiero ipotetico-deduttivo senza il condizionale? Come si può prendere in considerazione il futuro senza una coniugazione al futuro? Come è possibile catturare una temporalità, una successione di elementi nel tempo, siano essi passati o futuri, e la loro durata relativa, senza una lingua che distingue tra ciò che avrebbe potuto essere, ciò che è stato, ciò che è, ciò che potrebbe essere, e ciò che sarà dopo che ciò che sarebbe potuto accadere, è realmente accaduto? Cari genitori e insegnanti: facciamo parlare, leggere e scrivere i nostri figli, i nostri studenti. Insegnare e praticare la lingua nelle sue forme più diverse. Anche se sembra complicata. Soprattutto se è complicata. Perché in questo sforzo c’è la libertà. Coloro che affermano la necessità di semplificare l’ortografia, scontare la lingua dei suoi “difetti”, abolire i generi, i tempi, le sfumature, tutto ciò che crea complessità, sono i veri artefici dell’impoverimento della mente umana.Non c’è libertà senza necessità. Non c’è bellezza senza il pensiero della bellezza.”

Christophe Clavé

GIORNATA MONDIALE DEI DIRITTI DELL’UOMO!

La Giornata mondiale dei diritti umani è una celebrazione sovranazionale che si celebra in tutto il mondo il 10 dicembre di tutti gli anni. La data è stata scelta per ricordare la proclamazione da parte dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite della Dichiarazione universale dei diritti umani, il 10 dicembre 1948.L’istituzione formale della Giornata è avvenuta durante il 317º meeting globale dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite il 4 dicembre 1950, quando è stata promulgata la risoluzione 423(V) che invitava tutti gli stati membri e tutte le organizzazione concernenti ed interessate a celebrare la giornata nella maniera a loro più consona. La Giornata è uno degli eventi di punta nel calendario del quartier generale delle Nazioni Unite a New York ed è onorata con conferenze di alto profilo politico ed eventi culturali come mostre o concerti riguardanti l’argomento dei diritti umani. Inoltre, in questa giornata vengono tradizionalmente attribuiti i due più importanti riconoscimenti in materia, ovvero il quinquennale premio delle Nazioni Unite per i diritti umani, assegnato a New York, ed il premio Nobel per la pace ad Oslo; oltre a questi premi, molte altre organizzazioni internazionali, non governative, civili ed umanitarie su tutto il pianeta scelgono questa giornata per eventi significativi.

Trovi il messaggio del Segretario Generale dell’ONU a questo link:
https://unric.org/it/messaggio-del-segretario-generale-per-la-giornata-mondiale-dei-diritti-umani-2020/

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